Nomi e identità

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Siamo abituati a dire ‘io mi chiamo ‘ ma in realtà sono gli altri a chiamarci: i nostri genitori scelgono un nome per noi alla nascita, e noi impariamo a identificarci con quello. I nomi hanno sempre un significato, non soltanto in senso etimologico, e ognuno porta con sé una storia con un’origine e, probabilmente, un destino…

 

Il momento della gravidanza è uno dei più magici nella vita di una famiglia e da subito si inizia a pensare a quale nome dare al proprio figlio: c’è chi si basa sulla scelta dettata dalla famiglia di utilizzare il nome dei nonni, mentre altri si affidano al gusto personale lasciandosi ispirare dal nome di un personaggio di un romanzo, da  un attore o da un cantante.

In molti si affidano ai libri dei nomi per scegliere quale sia quello giusto da dare al bebè in arrivo e si nota comunque una tendenza a scegliere quelli più originali questi  “libri che favoriscono la scelta” sono ricchi di elenchi di nomi, con tanto di significato, derivazione e dati caratteriali riferibili ad esso.

Ognuno sceglie in base alle proprie caratteristiche personali e opinioni, per alcuni genitori può essere più importante il significato del nome, per altri il suono, per altri ancora l’originalità, per molti genitori è importante la tradizione, per esempio di dare a tutti i figli maschi lo stesso nome del nonno. Senza dimenticare l’importanza dell’opinione della famiglia di origine, di amici e parenti.

Dare un nome ad un individuo significa dargli un’identità, distinguerlo da tutti gli altri, attribuirgli caratteristiche e qualità che lo rendano unico e irripetibile, diverso da tutti gli altri. I latini, che dicevano: “Nomina sunt omina”: i nomi sono gli uomini. Origene diceva che i nomi non sono attribuiti alle cose per pura convenzione, ma hanno un rapporto profondo e misterioso con le cose stesse.

“Infatti l’atto di attribuire un nome a qualcosa non è affatto un atto superficiale: il nome è il simbolo dell’essenza e della sostanza di una cosa o di una persona, e perciò possiede una qualità ‘magica’. Innumerevoli fiabe e leggende confermano questo fatto, e Oscar Wilde fa dire a uno dei suoi personaggi:
“Quando amo le persone immensamente non dico mai il loro nome a nessuno. Sarebbe come rinunciare a una parte di esse.””
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica)
Ecco una categorizzazione molto interessante circa le tipologie di nomi che vengono scelti per i propri figli, distinte in base alle ragioni che sottostanno alla scelta stessa:

  • Nomi augurali: contengono in sé un augurio per la vita, es. Benedetta, Gioia, Vittoria;
  • Nomi dedicativi: sono dedicati ad una persona cara;
  • Nomi distintivi: sono scelti per emergere rispetto agli altri, alla ricerca di una certa originalità (es. Domitilla, Emerenziana…);
  • Nomi fonosimbolici: si tratta di una scelta di tipo fonetico spesso fatta in base al suono che produce in relazione al cognome;
  • Nomi ideologici: esprimono una certa ideologia sociale o politica della famiglia d’origine;
  • Nomi proiettivi: vengono scelti sulla base di aspettative che i genitori riversano sui figli;
  • Nomi punitivi: si accompagnano ad atteggiamenti negativi nei confronti del bambino, spesso indesiderato ;
  • Nomi di socializzazione anticipatoria: vengono tratti da personaggi che hanno determinati ruoli sociali o culturali con i quali ci si vorrebbe identificare;
  • Sovra-determinazione della scelta: il nome viene scelto in base a più fattori.

 

Al nome, quindi si legano aspettative e desideri dei genitori, nonché degli auguri, più o meno consapevoli. Il nome può portare con sé, quindi, un copione di vita che viene affidato al bambino, talvolta senza volerlo. La scelta, infatti, spesso contiene in sé non solo la volontà di garantire un’identità al nuovo nato,  ma anche quella di delinearne il destino e la storia.

 

Concludo quest’articolo con un’altra citazione molto interessante; uno spunto di riflessione per tutti i neo genitori…

« […] La scelta dei nomi dei figli va fatta con attenzione. La cosa peggiore è scegliere in base alle tradizioni familiari: chiamare i neonati con i nomi dei nostri genitori, dei nonni, degli avi vuol dire inserire nel nome dei piccoli immagini ereditate. Il nome andrebbe scelto, piuttosto, in base alla gioia, alla vitalità che suscita quel suono all’interno del mondo materno e paterno. […] Guai se ogni volta che chiamiamo i nostri bambini impregniamo il loro nome di un’atmosfera spiacevole o negativa. Un nome sbagliato è più deleterio di un farmaco ed è un farmaco che agisce nel nostro cervello per sempre. E’ Pavel Florenskij a scrivere che ogni nome è pieno di un’energia capace di condizionare fortemente chi lo porta: “Se per esempio a un bambino viene dato il nome Napoleone, fin da bambino ci si aspetteranno azioni napoleoniche, o per lo meno si cercherà di eliminare tutto ciò che potrebbe rappresentare una negazione degli atti napoleonici nella sua personalità. […] Il nome come tale, ogni nome, ha involontariamente un effetto, non può cioè restare senza effetto su colui che lo porta, e ciò risulta, come detto, un imperativo.” [Vedi Paver A.Florenskij – Il Valore magico della parola].

Raffaella Grasso

Raffaella Grasso

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Chi Sono

Sono una Psicologa Clinica e di Comunità, laureata all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”nel 2000, iscritta all’albo degli Psicologi del Lazio dal 2002 e Psicoterapeuta Cognitivo . Comportamentale, specializzata all’Istituto Skinner dal 2009.

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