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Coping Power Program

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Il Coping Power Program è un protocollo di intervento evidence based di impostazione Cognitivo – Comportamentale, sviluppato allo scopo di promuovere maggiori capacità di controllo della rabbia e dell’impulsività in bambini e ragazzi con diagnosi di Disturbo da Comportamento Dirompente (Deficit dell’Attenzione e dell’Iperattività, Disturbo Oppositivo – Provocatorio e Disturbo della Condotta).

È stato ideato negli anni ‘90 dal Prof. J. Lochman, docente dell’Università dell’Alabama, negli Stati Uniti e riconosciuto come efficace dalla comunità scientifica internazionale nella prevenzione e nel trattamento dei comportamenti aggressivi in bambini e adolescenti.

Il programma si basa sul Contextual Social – Cognitive Model di Lochman e Wells (2002), è un trattamento validato anche in Italia e utilizzato da oltre 10 anni con ottimi risultati e, ad oggi, è utilizzato anche in contesti scolastici ed educativi come strumento di prevenzione dei comportamenti a rischio.

Il programma prevede la partecipazione a una serie di incontri di un gruppo di bambini (da 4 a 6) nella fascia d’età compresa tra i 7 e i 14 anni e, parallelamente, dei loro genitori coinvolti in un percorso di parent training.

Ideato da John E. Lochman, Professore di Psicologia presso l’Università dell’Alabama, in Italia è stato adottato e sperimentato dal gruppo della Dott.ssa Annarita Milone, Neuropsichiatra Infantile e Psicoterapeuta presso l’IRCCS Fondazione Stella Maris di Pisa (Muratori, et al., 2015; 2019).

L’efficacia di questo protocollo è stata dimostrata in diversi studi, i quali hanno osservato nei bambini significativi miglioramenti nella abilità socio-relazionali, nel controllo dei comportamenti problematici e aggressivi (Lochman e Wells, 2002; 2003), insieme a una maggiore coerenza ed efficacia delle pratiche educative genitoriali (Ludmer, Sanches, Propp, & Andrade, 2018).

LE BASI TEORICHE

Il Coping Power Program si basa su un modello teorico ecologico dell’aggressività in età infantile, denominato Contextual Social – Cognitive Model di Lochman e Wells (2002).

Secondo il modello, la manifestazione dei disturbi della condotta dipenderebbe, dalla correlazione tra fattori di rischio biologici e temperamentali (es. anomali livelli di testosterone e serotonina, complicanze pre e perinatali) e fattori di rischio provenienti dal contesto familiare e sociale.

Tra questi, si annovera spesso, uno stile educativo genitoriale troppo restrittivo e duro o, all’opposto, eccessivamente permissivo, maltrattamenti, abusi, rifiuto materno, ambiente familiare conflittuale, vivere in quartieri pericolosi e difficili, scarse risorse economiche e assenza di un adeguato supporto sociale.

La complessa interazione tra questi elementi, porterebbe i bambini a sviluppare modalità cognitive disfunzionali: i bambini crescerebbero abituandosi a interpretare erroneamente la realtà circostante, come potenzialmente pericolosa ed ostile. Questo favorirebbe l’emissione di risposte comportamentali aggressive, utilizzate dai bambini come una strategia per regolare le proprie emozioni e le relazioni con l’altro (Lochman, Wells, & Lenhart, 2012).

COME SI STRUTTURA?

Il Coping Power Program ha una durata di circa 16-18 mesi. Per il gruppo di bambini (da 4 a 6), prevede incontri settimanali (circa 32 sessioni) della durata di 60 minuti, a cui si aggiungono 20 minuti di gioco libero finale.

Il programma è strutturato in modo che i bambini vengano coinvolti in attività mirate a promuovere il potenziamento delle capacità di monitoraggio e autoregolazione del proprio comportamento e delle proprie emozioni. All’interno del gruppo dei pari, hanno la possibilità di sperimentarsi e di verificare l’applicabilità degli strumenti che gli vengono proposti, pur restando in un contesto protetto e non giudicante.

Le attività, molte in forma di giochi, permettono ai bambini di confrontarsi con diverse situazioni di vita quotidiana (es. rispondere ad una provocazione, risolvere una situazione problematica, prevedere le conseguenze di un’azione) attraverso la visione di video o il role play. Quest’ultima modalità prevede che ogni bambino “reciti” un ruolo durante la simulazione di un certo evento, con la possibilità che ognuno possa ricoprire diversi ruoli in separate simulazioni, così da testare diversi punti di vista.

Tutto ciò, allo scopo non solo di mostrare al bambino “cosa fare” di fronte a certi eventi, ma soprattutto per fargli comprendere l’importanza di “come pensare” in situazioni difficili e frustranti.

Si promuove, così, una maggiore consapevolezza, comprensione e capacità di modulazione dei propri pensieri, emozioni e comportamenti.

Durante il primo incontro si presenta lo scopo del gruppo e la sua struttura, si individuano le regole e le attività che saranno affrontate. Tutti gli altri incontri seguono una precisa struttura: momento inziale, momento operativo in cui vengono proposte le varie attività e giochi e un momento conclusivo in cui i bambini ricevono feedback positivi diretti ai comportamenti messi in atto.

Durante tutti gli incontri, si utilizza un sistema di token economy che prevede l’assegnazione di punti per comportamenti positivi e la perdita degli stessi in caso di comportamenti negativi.

Il bambino è stimolato ad autovalutarsi e assegnarsi dei punti sulla base del proprio comportamento durante la sessione.

Il gioco libero finale dà, invece, la possibilità ai bambini di “scaricarsi” da eventuali tensioni prima di lasciare il gruppo, e tornare a casa dove lavoreranno sulla generalizzazione delle competenze acquisite.

IL PARENT TRAINING

Gli incontri destinati al gruppo di genitori si svolgono parallelamente, a cadenza quindicinale, in 14 sessioni distribuite nello stesso arco temporale, della durata di circa 75 minuti.
La finalità principale del lavoro con il gruppo dei genitori, è di individuare e apprendere le strategie e le modalità più funzionali per seguire il proprio figlio nello svolgimento dei compiti a casa.

GLI OBIETTIVI DEL COPING POWER PROGRAM

Gli obiettivi principali che il Coping Power Program si pone per i bambini sono:
  • ➢  Sviluppare l’abilità di intraprendere obiettivi a medio e lungo termine;
  • ➢  Incrementare la capacità di organizzare efficacemente lo studio;
  • ➢  Sviluppare capacità di controllo della rabbia, tramite la modulazione dei segnali fisiologici, dei pensieri e dei comportamenti ad essa legati;
  • ➢  Permettere al minore di capire e accettare il punto di vista dell’altro;
  • ➢  Insegnare modalità adeguate per entrare a far parte del gruppo dei pari;
  • ➢  Sviluppare la capacità di resistere alle pressioni dei pari.

Gli obiettivi principali che il Coping Power Program si pone per i genitori sono:

  • ➢  Sviluppare la tendenza a gratificare e fornire attenzione positiva;
  • ➢  Stabilire regole chiare ed esprimere le aspettative sul comportamento del figlio;
  • ➢  Promuovere l’organizzazione e le abilità di studio;
  • ➢  Utilizzare appropriate pratiche educative;
  • ➢  Modulare lo stress genitoriale;
  • ➢  Incrementare la comunicazione familiare e le capacità genitoriali di soluzione di problemi.

Per approfondire…

Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP)

La caratteristica essenziale del DOP è la presenza di ricorrenti e persistenti comportamenti di collera, frequente irritabilità e ostilità, comportamenti polemico/provocatori o vendicativi, attraverso i quali sfida attivamente e infastidisce deliberatamente l’altro, rifiuto delle regole, presenza di umore negativo e rancoroso. Tali comportamenti possono manifestarsi principalmente a casa e in famiglia, e compromettere un adeguato inserimento in altri contesti relazionali e sociali, educativi o lavorativi. Gli individui con questo disturbo non riconoscono i loro comportamenti come espressione di rabbia, ostilità, vendicativi o dispettosi. Giustificano il loro comportamento come conseguenza diretta di richieste esterne irragionevoli, oppure accusano l’altro dei propri errori. È possibile rilevare la presenza del disturbo solo a condizione che la sintomatologia sia osservabile costantemente da almeno 6 mesi e che si manifesti anche con individui diversi da fratelli/sorelle. Inoltre, la persistenza e frequenza dei comportamenti deve andare oltre quello che è considerato normale per età, genere e cultura.

Disturbo della condotta (DC)

Il DC si definisce con la presenza costante di atteggiamenti e comportamenti in cui vengono violati i diritti fondamentali degli altri oppure le principali norme o regole sociali. Si parla di condotte aggressive che minacciano o causano danni fisici ad altre persone e/o animali, distruzione o danneggiamento della proprietà altrui, frodi e furti, gravi violazioni di regole. Spesso in concomitanza con tali comportamenti è possibile rilevare totale mancanza di rimorso o senso di colpa, scarsa o nessuna empatia, insensibilità, anaffettività e totale disinteresse per i propri risultati scolastici/lavorativi. Dal punto di vista emotivo si scorge scarso autocontrollo, bassa tolleranza alle frustrazioni, sospettosità, indifferenza per le punizioni, ricerca di emozioni forti e sregolatezza, abuso di sostanze negli adolescenti. Per porre una diagnosi, tali condotte devono essere presenti nei 12 mesi precedenti, perpetuate in diversi ambienti, e causare una significativa riduzione delle possibilità di un inserimento adeguato in vari contesti sociali, educativi e lavorativi.

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