Il training autogeno

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Il training autogeno

Esercizio della calma

L’esercizio della calma, può essere considerato il primo esercizio del training autogeno.

Esso aiuta l’individuo a ripristinare uno stato di quiete, ad alleviare la tensione e l’ansia attraverso la rievocazione di immagini mentali che producono una piacevole sensazione di calma.

Si chiede alla persona di immaginare una spiaggia deserta, un giardino, un ruscello solitario, una montagna innevata, un panorama silenzioso, e lo si fa immergere gradualmente in uno stato più profondo di tranquillità.

Per consentire al paziente di facilitare il processo di rilassamento, si consiglia di provare l’esercizio in un ambiente poco illuminato, poco rumoroso, dove è possibile assumere la posizione più comoda possibile (vedi in seguito). Si consiglia di non indossare indumenti troppo “disturbanti” (cinture, lacci, cravatte, pantaloni attillati), e la temperatura dell’ambiente non deve infastidire il paziente.

Il Training autogeno

Il training autogeno si divide in:

  • Esercizi inferiori
  • Esercizi superiori

Traning autogeno - emozioni in ascolto

 

I primi, esercizi inferiori, detti anche esercizi somatici, consentono al soggetto di veicolare l’attenzione a particolari sensazioni del corpo producendo delle modificazioni a livello muscolare, circolatorio, respiratorio, ecc.

 

Essi si dividono in:

  • esercizio della pesantezza;
  • esercizio del calore;
  • esercizio del cuore;
  • esercizio del respiro;
  • esercizio del plesso solare;
  • esercizio della fronte fresca.

Questi esercizi devono essere svolti con particolare attenzione in quanto addestrano la mente ad avere un maggiore controllo sul corpo, insegnando soggetto che se vuole può controllare le proprie sensazioni somatiche.

Gli esercizi superiori, invece, servono a rivolgere l’attenzione a particolari rappresentazioni mentali, stati cognitivi che fanno riaffiorare, in maniera associativa, ricordi, immagini mnestiche, esperienze vissute o immaginate, che hanno a che fare con particolari stati d’animo, emozioni, convinzioni e vissuti del soggetto. Ad esempio, una particolare situazione che elicita ansia, l’insonnia, stress, tachicardia, affanno, tremore, rossore, sudorazione, attiva a livello neurale delle aree in cui è stata immagazzinata la memoria di eventi in cui il soggetto si è già sentito così. Si crea, dunque, un’associazione per similitudine emotiva che genera tanto il malessere nella persona quanto una sensazione di disagio diffusa che la rende inabile. attraverso la ripetizione del training autogeno, è possibile controllare l’innescarsi di questo nesso associativo che coglie il soggetto impreparato inficiando la sua autostima.

Ciò che conta nello svolgimento del training autogeno e la regolarità e la costanza nello svolgimento degli esercizi, caratteristiche di qualunque tipo di allenamento.

Svolgendo gli esercizi in modo quotidiano, per 2/3 volte al giorno, sarà possibile osservare i benefici del training autogeno in modo abbastanza immediato.

Raffaella Grasso

Raffaella Grasso

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Chi Sono

Sono una Psicologa Clinica e di Comunità, laureata all’Università degli studi di Roma “La Sapienza”nel 2000, iscritta all’albo degli Psicologi del Lazio dal 2002 e Psicoterapeuta Cognitivo . Comportamentale, specializzata all’Istituto Skinner dal 2009.

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