Amarsi

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coppia

La problematica della dipendenza affettiva è recente: nasce sull’onda del successo, negli anni ’70,di un libro della psicologa americana Robin Norwood “Donne che amano troppo”.

In una relazione è  “normale” che durante la fase dell’innamoramento, ci sia un certo grado di dipendenza, il desiderio di “fondersi coll’altro”, ma questo desiderio “fusionale” con lo stabilizzarsi della relazione tende a scemare.

Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio fusionale perdura inalterato nel tempo ed anzi ci si tende a “fondersi nell’altro”.

  • Cos’è ‘ la dipendenza affettiva?

La dipendenza affettiva è una condizione relazionale negativa che è caratterizzata da una assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva e nelle sue manifestazioni all’interno della coppia, che tende a stressare e a creare nei “donatori d’amore a senso unico” malessere psicologico o fisico piuttosto che benessere e serenità.

I dipendenti affettivi sono  “drogati d’amore” non riescono a vivere una vita piena e soddisfacente, hanno un bassissimo livello di autostima, si lasciano trascinare più che essere i protagonisti  e vivono  in balìa delle emozioni.

Quali sono , quindi, le caratteristiche delle persone con una dipendenza affettiva dal partner?

 

  • Una prima caratteristica della dipendenza affettiva è la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro.

 

  • La seconda caratteristica è un atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli” (M. Selvini Palazzoni, S. Cirillo, M. Selvini, A. M. Sorrentino, 1998)

 

  • Un’altra caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse. Chi soffre di dipendenza affettiva è ossessionato da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche. Queste persone ritengono che occupandosi sempre dell’altro la loro relazione diventi stabile e duratura.

La dott.ssa Norwood nel suo libro “Donne che amano troppo” risponde con molta chiarezza alla domanda …” Quello che vivo è vero amore?”

“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.”

L’amore dipendente, conseguentemente, si mostra con le seguenti caratteristiche:

  • è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali
  • è basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato
  • è caratterizzato da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e per la necessità di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita

Due caratteristiche epidemiologiche importanti della dipendenza affettiva sono:

  • l’alta incidenza nella popolazione femminile, al punto da stimare che il fenomeno sia al 99% diffuso in questa fetta della popolazione (Miller, 1994) in molti paesi del mondo
  • la tendenza ad associarsi a disturbi post-traumatici da stress, per cui in genere questa forma di dipendenza si osserva in persone che hanno anche vissuto abusi o maltrattamenti, un aspetto che fa pensare che siano stati tali eventi a far sviluppare forme affettive dipendenti

 

  • Le cose da fare se dipendi dagli altri

 

– Fai qualcosa da solo: ricavati momenti e spazi in cui non è presente la persona a cui di solito ti appoggi.

– Non spostare la dipendenza. Nel creare ambiti solo tuoi,  stai attento a non riproporre il solito schema: l’appoggiarsi all’altro.

– Riscopri i tuoi interessi: ci sono cose che appartengono al tuo talento, vecchie passioni da ritrovare oppure nuove da scoprire. Sii disponibile e curioso.

  • – Fa ciò che ti piace: nello sperimentarti come “persona singola”, senza “stampelle”, fai cose che ti appassionano. Il tuo cervello attingerà a un’energia capace di ampliare i suoi limiti.
  • – Via i sensi di colpa: se per anni ti sei appoggiato a qualcuno – che dunque era disponibile – potresti sentire di tradirlo se non ti appoggi più. Non importa: scoprirai se ti vuole bene o se il tuo bisogno di lui serviva alla sua autostima.

Se non riesci in queste azioni “nuove” o se provi troppo disagio e sconforto chiedi aiuto ad un professionista, non provare vergogna!  L’imperfezione e i momenti di sconforto fanno parte della vita; lo psicoterapeuta accrescerà i tuoi punti forza e ti darà la possibilità, se la vorrai accogliere, di poter camminare da solo e autonomamente!

Raffaella Grasso

Raffaella Grasso

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